Comunità Cristiana San Michele Arcangelo

Sant'Angelo di Santa Maria di Sala -VE-

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- Non si ha memoria del sacello romano che con tutta probabilità è esistito fino all'arrivo dei barbari; ma della prima chiesa dedicata a San Michele Arcangelo sì. Questa venne eretta prima del Mille, è ricordata da documenti del 1127 e venne beneficata da Spero nella con testamento del 2 ottobre 1192. Nel 1297 il Sacro edificio viene indicato come cappella della Pieve matrice di Sant'Eufemia.

- Nel 1572 la Chiesa di Sant'Angelo viene ricordata nella visita pastorale come parrocchiale avente due altari, fonte battesimale, campanile, cimitero, casa del sacerdote abbastanza comoda ed un beneficio di 30 campi. Questa antica Chiesa era tutta adorna di affreschi d'epoca medievale e fu demolita nel 1738, perché "cadente", quando venne benedetta la nuova chiesa, quella che oggi vediamo preceduta da un ampio sagrato con sul lato sinistro il monumento ai caduti della guerre mondiali.

- Dell'antichissima chiesa viene ricordata la lastra marmorea della mensa, che recava scolpite nel piedistallo delle parole in lingua greca, cosa che finisce per rafforzare l'ipotesi dell'esistenza di un Sacello più antico, quindi pre-longobardo mentre delle molte pitture affrescate all'interno (fra le quali viene ricorda­ta una "Ultima cena") con la demolizione venne salvato solo un affresco raffi­gurante la "Madonna", tagliando un pezzo di muratura (di recente l'affresco è stato trasportato su pannello e restaurato dall'arch. Prof. Vanni Tiozzo).

- All'erezione dell'attuale chiesa (avvenuta fra il 1715 ed il 1736) seguì, un secolo dopo (nel 1820), quella del campanile, con relativo abbattimento del vecchio; mentre la facciata fu rifinita nel 1838.

- A migliorare l'interno del Sacro edificio, che aveva gli altari addossati alle pareti, si provvide nel 1935-36, costruendo le quattro cappelle (quella del Sacro Cuore, della Madonna della Cintura, del Battistero e di S. Antonio di Padova); l'altare del Sacro Cuore e della Madonna sono secenteschi ed appartenevano alla chiesa demolita, mentre moderno è quella di S. Antonio.

-Infine, nel 1944 si provvide ad affrescare il presbiterio ed il catino.

- Dopo un lungo restuaro conservativo delle opere e delle parti murarie e intonacali e dopo un accurato adeguamento litugico del presbiterio, la chiesa viene solennemente consacrata dall'arcivescovo patavino il Padre Vescovo Antonio Mattiazzo il 10 dicembre 2006.

- Questa, in succinto, la storia della chiesa di Sant'Angelo di Sala, sudato frutto della devozione di questo paese attorniato ancora da tanta campagna e che, per un certo periodo, ebbe anche dignità comunale.

ALTARE MAGGIORE:

Meraviglia, per la sua bellezza, innanzi tutto l'altare maggiore, un'opera sculto­rea in marmo di grande impegno.

Sul (il davanti della mensa) si nota la "Veronica", cioè l'immagine di Nostro Signore lasciata alle pie donne nella salita al Calvario, al centro, retta dai cherubini e con dei putti ai lati; sotto il velo con l'imma­gine di Nostro Signore si notano i dadi tirati a sorte dai soldati per la spartizione delle sue vesti; nel ret­tangolo del paliotto della mensa sono, poi, distribuiti tutti gli altri simboli della passione: la lancia con la quale Longino ha aperto il costato del Cristo, la canna con la spugna che fu imbevuta di aceto e fiele, nonché il martello ed i chiodi.

Sopra la mensa troneggia un prezioso ciborio in legno decorato, complesso nell'architettura; in basso, la porticina in argento e oro del taberna­colo reca il simbolo dell'Eucarestia; più a lato è dipinto il Redentore e più su ancora è ripetuto il simbolo dorato del pane eucaristico, Fra le varie scansioni delle piccole volumetrie architettoniche, sono inserite scene dorate a rilievo della passione, mentre dei piccoli angeli, pure d'oro, si stagliano entro nicchie dagli spigoli laterali; sopra il tempietto con l’immagine di Cristo vittorioso sulla morte; al culmine del ciborio vi è una statuetta del Redentore che ascende nella gloria dei cieli. Dal cantino scende una maestosa corona dorata di fine settecento.

Completano l'altare due maestose figure angeliche: l'Arcangelo Michele che atterra il demonio sulla sinistra e, sulla destra, l'Arcangelo Raffaele che con la sinistra conduce il piccolo Tobiolo recante in mano il pesce (simbolo del Cristo) che guarirà il padre dalla cecità, mentre con la destra indica la via della verità, della salvezza.

Il complesso altare è, quindi, ­un compendio del nostro credo di cristiani, dove viene illustrato il sacrificio del Cristo ci fa coeredi del Paradiso. Un altare siffatto, talmente ricco di immagini e di significa­zioni da comporre un messaggio veramente chiarificatore ed esaustivo per la nostra fede, poteva nascere solo dall'incontro di un artista con un teologo com’era il parroco d’allora.

LE OPERE D'ARTE:

La chiesa, poi, è ador­na di diverse opere pitto­riche: sulle vele del sof­fitto del presbiterio sono incastonati, entro tondi di stucco, i quattro Evangelisti dipinti ad olio e di recente fattura.

I dipinti recenti, eseguiti nel 1944, che si trovano in due riquadri nelle pareti delpresbiterio, in vari rettangoli dell'abside e nel catino, sono opera ad affresco di Galliano e Armando Miglioraro e raffigurano "L'Ultima Cena", "Il Miracolo dei Pani e dei Pesci" e, nel catino, "L’adorazione eucaristica”. Inoltre, nel coro ai lati dell'altare, ha raffigurato quattro Santi: Giovanni Bosco, Valentino, Gregorio Barbarigo e Filippo Neri.

Nel 2006 vengono posti un nuovo altare in marmo bianco di Carrara con un bassorilievo raffigurante “La cena di Emmaus” e sulla sinistra un nuovo ambone con il Buon Pastore, opere dello scultore Romeo Sandrin di Fratte. Gradatamente, sull’altare l’occhio si sofferma sulle tre persone raffigurate: l’aspetto umano e divino si fondono. Lo spazio della mensa diventa il luogo della fede dove avviene la consacrazione dell’eucaristia. Accanto, l’ambone con Cristo Buon Pastore, figura particolarmente espressiva nel suo aspetto umano. Quasi tendendosi verso l’osservante, si fa spazio tra le spighe con un agnellino ai piedi: è l’immagine simbolica del pastore di anime che invita all’ascolto della parola e alla preghiera verso la salvezza.

A sinistra del presbi­terio è collocato l'antico affresco, scampato alla demolizione dell’antica chiesa, con la raffi­gurazione della "Madonna assisa in trono col Bambino" (cm. 165 x 120), indicata come opera di scuola giottesca, ma che si ritiene di un frescante veneto del Quattrocento.

Sotto, nella nicchia del Battistero, un olio su tavola di Clauco Benito Tiozzo pinta nel 2003 e raffigurante “Il Battesimo di Gesù”.

Nel soffitto della nave, in un grande riquadro, è raffigurata ad affresco "La Giustizia e la Misericordia divina". Al centro si nota San Michele Arcangelo, giustiziere di Dio, che precipita Lucifero nell'inferno; è vestito d'azzurro e rosso con sopra irradian­te luce lo Spirito Santo; mentre un altro angelo salva le anime elevando­le dal Purgatorio verso la SS Trinità (l'intera raffigu­razione misura m. 9 x 3,70 circa). Si tratta di un'ope­ra del 1757, assai ben dipinta, dal colore squillante disteso con tocco abilissimo e carica di zigzagante movimento compositivo, dovuta molto probabilmente al pennello di ]acopo Marieschi.

Al centro della parete di sinistra è sistemata una pala con "La Madonna col Bambino con i Santi Domenico, Filippo, Nicolò e Valentino" (tela di cm. 236 x 146), opera forse di Gian Battista Minorello, operoso nel 1640 circa.

Al centro della parete di destra è appesa una pala con "La Madonna e il Bambino fra i Santi Domenico e Caterina" (cm. 170 x 85), pre­gevole dipinto, dalle forme eleganti perfettamente calibrate sulle diagonali, che si ritiene, per stile e per il fare compositivo, di Pietro Antonio Novelli.

Nella Cappella della Via Crucis (ex battistero) sono collocate le quattordici tele della "Via Crucis", opere di un pittore dell’Ottocento.

Sul retro facciata è appesa una piacevolissima "Adorazione dei Pastori" (di cm. 150 x 200 circa), olio su tela con una bella cornice intagliata e parte dorata di fine settecento. La composizione è bellamente ritmata su circonferenze che dal centro si irradia­no verso i bordi accompagnando l'espandersi della luce che sorge dalla figura del Bambino. Questo dipinto, che venne regalato alla chiesa dalla nobile famiglia Minio, per l'alta qualità della pittura, coloristica e compositiva, riteniamo sia opera sicura di Antonio Balestra.

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